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I consigli per stare al sole

Per una corretta esposizione è consigliabile usare la giusta protezione solare, anche se già abbronzati, e spalmarla un quarto d’ora prima dell’esposizione al sole, si raccomanda di utilizzare un Spf non inferiore a 15 e ripetere l’applicazione ogni volta che si fa il bagno o si pratica sport. È opportuno evitare di utilizzare la crema dell’anno precedente. Per evitare una sovraesposizione indossare vestiti leggeri che coprano braccia e gambe, un cappello e occhiali da sole. I neonati fino a sei mesi vanno tenuti sempre sotto l’ombrellone, mentre i bambini più grandi possono essere protetti con protezione alta e appositi indumenti da mare. Occorre valutare bene tutti i fattori atmosferici, ricordando che altitudine, latitudine, vento ma anche un cielo nuvoloso, modificano l’intensità delle radiazioni. È importante conoscere il proprio fototipo, cioè la resistenza della propria pelle all’esposizione solare ed evitare l’esposizione nelle ore centrali della giornata. È fondamentale fare attenzione all’uso di farmaci “fotosensibilizzanti”.

 

Tipologie di filtro

I filtri fisici sono pigmenti opachi inerti e dal forte potere coprente, riflettono fisicamente la luce del sole (biossido di titanio, ossido di zinco, caolino). Applicati sulla cute conferiscono la colorazione tipicamente bianca. I filtri chimici sono molecole capaci di assorbire parte dell’energia delle radiazioni, per poi renderla sotto forma di energia vibrazionale, rotazionale, infrarossa, non pericolose per la pelle. I diversi filtri agiscono selettivamente su determinate lunghezze d’onda, alcuni assorbono solo nello spettro degli Uva, derivati del benzofenone e del dibenzoilmetano eccetera, altri solo Uvb, derivati dell’acido salicilico, del para-amminobenzoico, dell’acido cinnamico, della canfora eccetera. L’elemento chiave per scegliere bene un prodotto solare è il fattore di protezione solare (Spf), calcolato rapportando la quantità di radiazione che la pelle protetta dalla crema è in grado di filtrare, prima di arrivare alla scottatura, rispetto a un’esposizione della stessa pelle senza schermo.

IL tuo farmacista on line ti consiglia la linea solari " ANTHELIOS " di La Roche-Posay

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Punture di insetto: una breve guida per riconoscerle




 

Zanzara

Le punture delle zanzare causano eritemi ed edemi pruriginosi fastidiosi. In alcune zone, soprattutto tropicali, le zanzare possono trasmettere pericolose malattie (malaria, febbre gialla, Dengue eccetera) che si possono presentare anche a una settimana dalla puntura.

Imenotteri (api, vespe, calabroni)

 Se il pungiglione è presente nella ferita, deve essere immediatamente rimosso facendo attenzione a non comprimere la sacca contenente veleno per evitare il continuo rilascio di veleno anche dopo l’allontanamento dell’insetto. La puntura è dolorosa e si manifesta con edema, eritema (al centro dell’arrossamento appare solitamente una macchia bianca) e prurito. Per evitare che il veleno entri in circolo, i tempi di rimozione del pungiglione devono essere tempestivi (< 20 secondi), tuttavia, se non si va incontro a shock anafilattico, la quantità di veleno iniettata con una singola puntura non pone a rischio di vita chi ne è colpito. Nei casi in cui la reazione locale si trasformi in sistemica con difficoltà respiratorie, nausea e tosse, è necessario rivolgersi al pronto soccorso.

Tafano

Il morso del tafano femmina è molto doloroso e provoca spesso reazioni allergiche con irritazioni cutanee estese accompagnate da edemi. La lesione è più profonda di quella causata dagli imenotteri, comportando una reazione maggiore. La pericolosità principale è legata alla possibilità di trasmissione di virus, batteri, nematodi di cui i tafani sono vettori.

Zecca

Il morso delle zecche non è doloroso e l’insetto tende a restare attaccato all’ospite per tutto il tempo in cui intende nutrirsi, se non identificato prima e rimosso dall’ospite stesso. Il morso della zecca può comportare conseguenze come la malattia di Lyme, che si manifesta con rash cutanei di forma concentrica, dolori muscolari, astenia, mal di testa e febbre persistente.

Ragno

Il morso del ragno può essere più o meno doloroso a seconda della specie di artropode. Il ragno Violino è responsabile di un morso molto doloroso e spesso pericoloso, soprattutto per i soggetti più sensibili. Il veleno può portare a necrosi delle zone colpite, eruzioni cutanee, prurito e febbre. In alcuni casi si associa una sintomatologia di astenia, insonnia e rash cutaneo.

Alla luce di quanto detto prima il tuo Farmacista on line consiglia di usare insettorepellenti adeguati come ad esempio la linea " ZANZOFF " che spruzzato preventivamente tiene lontano tutti questi insetti.

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Sciatica, un disturbo invalidante

 

Più comunemente nota come sciatica, questa condizione di infiammazione del nervo sciatico si contraddistingue per il forte dolore nella parte bassa della schiena, per la condizione di fastidio e per l’impossibilità di svolgere i normali movimenti quotidiani nei distretti corporei innervati da questo nervo. L’origine del dolore è spesso identificata nella zona lombo-sacrale della schiena. Da qui solitamente irradia, seguendo il corso del nervo sciatico, al gluteo e fino al piede, passando per la zona posteriore della coscia e proseguendo lungo il polpaccio. Il nervo sciatico è il più grande nervo del nostro corpo. Origina da entrambi i lati della colonna vertebrale a livello delle ultime due vertebre lombari e le prime sacrali. I suoi due rami, destro e sinistro, svolgono l’importante ruolo di collegamento tra il midollo spinale e i muscoli degli arti inferiori fornendo non solo l’input motorio alle nostre gambe ma anche trasmettendo sensazioni tattili e dolorose. Molto di frequente la sciatica si manifesta in seguito ad alterazioni discali della colonna vertebrale: la compressione delle radici del nervo, che porta alla manifestazione dolorosa, ha spesso origine da un conflitto con i dischi vertebrali della zona lombare a causa di ernie o per la degenerazione di un disco.

 

 

Tra i soggetti giovani (sotto i 40 anni) l’ernia del disco è tra le cause più frequenti di sciatica, ma non è l’unica. Traumi alla colonna o agli arti inferiori, posture scorrette mantenute a lungo e patologie genetiche possono portare a soffrire di episodi di sciatalgia più volte nel corso della vita. Con l’aumentare dell’età aumentano anche le cause che portano a soffrire di questa condizione: prima tra tutte l’artrosi e fenomeni degenerativi simili a carico delle articolazioni, specialmente se i processi artrosici si manifestano a carico della colonna nella zona lombare. Con il passare degli anni, infatti, l’artrosi può portare alla comparsa di escrescenze ossee che, anche se piccole e non fastidiose al tatto, possono ostruire i canali della colonna vertebrale dove originano le radici del nervo sciatico, causandone la compressione. Anche alcune fasi della vita, come il momento della gravidanza, o stili di vita poco sani che portano a sovrappeso e obesità possono predisporre alla comparsa della sciatalgia a causa dell’aumento del peso corporeo e dei conseguenti cambiamenti posturali a scapito della colonna vertebrale.

La sciatalgia è una condizione dolorosa e molto impattante sulla qualità della vita dei soggetti che ne soffrono tanto da spingere molti pazienti a recarsi dal medico di medicina generale o dal farmacista per un primo consulto. Come capire se si tratta di sciatica? Il confronto diretto con il paziente diventa fondamentale: «Il paziente spesso dialoga più con il linguaggio del corpo che con le parole, quindi, è importante osservare la sua andatura nell’avvicinarsi al banco, capire dove sente dolore e se in contemporanea ha problemi di deambulazione», spiega Gaia, farmacista. «Il passo successivo è discriminare tra mal di schiena e sciatica, fastidi spesso confusi tra loro e sottovalutati. Il mal di schiena è una condizione che si presenta in maniera più frequente, che può arrivare a colpire fino a otto persone su dieci almeno una volta nel corso della vita e spesso le cause sono attribuibili a sforzi fisici eccessivi o a movimenti scorretti. Invece, la sciatica ha una prevalenza nettamente inferiore e cause che vanno da traumi fisici a patologie di carattere genetico o degenerativo. Il fatto che la sciatica si presenti con minor frequenza del mal di schiena, tuttavia, non deve togliere l’attenzione da questa condizione: meno frequente non significa meno pericolosa, anzi, spesso è il contrario. Infatti, chi soffre di sciatica e presenta recidive ha spesso una prognosi più sfavorevole con tempistiche di guarigione più lunghe, maggiore incidenza di ricadute e potenziali rischi futuri di incorrere in disabilità lavorative e sociali o necessità di frequenti interventi sanitari». Secondo un’analisi svolta su dati raccolti nel Regno Unito, l’impatto economico relativo alle patologie muscolo scheletriche, nello specifico mal di schiena e sciatica, risulta essere consistente, con previsioni sempre più in rialzo tenendo conto anche dell’aumento costante del costo della vita. Inoltre, tra i costi che questa condizione comporta bisogna considerare non solo quelli sanitari, ma anche quelli sociali: i giorni di lavoro persi a causa dell’impossibilità di svolgere la propria mansione ammontavano, infatti, secondo lo studio inglese, a circa 4,1 milioni di giornate lavorative, e questo solo nel biennio 2007/2008. L’importanza di questa condizione, dunque, va oltre la sfera sanitaria, impattando anche su quella sociale e lavorativa. «Anche se raramente, la sciatalgia può portare a situazioni di invalidità prolungate», continua Gaia. «L’attenzione a segnali quali intorpidimento degli arti inferiori, perdita di forza e formicolio delle dita dei piedi deve essere massima in quanto, spesso, accompagnano il mal di schiena riferito dal paziente e devono far propendere verso una diagnosi di sciatica. Alcune persone notano la sensazione dolorosa solo a seguito di movimenti bruschi o quando tossiscono, senza tuttavia collegare le due cose. In genere la sciatalgia tende a interessare una sola metà del corpo e chi soffre di recidive sviluppa dolore quasi sempre nello stesso punto. I casi di sciatica bilaterale sono più rari ma ben più invalidanti. In presenza di una forte compressione del nervo sciatico, inoltre, il paziente mostra complicanze più gravi, che possono andare dalla zoppia alla diminuzione della sensibilità agli arti inferiori fino alla perdita del controllo degli sfinteri anale e vescicale», conclude Gaia.

Quali trattamenti possono aiutare

Il trattamento della sciatalgia dipende dalla gravità dei sintomi riscontrati e dalla causa scatenante. Le sciatalgie danno luogo a quadri clinici diversi che presuppongono tipi di trattamenti differenti. Quando il disturbo è lieve e non si sospettano cause che possono destare preoccupazione, la guarigione avviene spontaneamente dopo qualche giorno di riposo da movimenti eccessivi. La correzione della postura è tra gli accorgimenti consigliati da attuare: l’intervento di un fisioterapista può aiutare fin da subito a correggere abitudini sbagliate che possono diventare fattori di rischio nell’insorgenza di questo tipo di disturbo. Nei casi più gravi il riposo può non essere sufficiente e il ricorso a una terapia farmacologica a base di antinfiammatori non steroidei o miorilassanti permette di mantenere una buona qualità della vita senza perdere troppe ore lavorative e continuando la vita di tutti i giorni.

L’intervento con cortisonicianticonvulsivanti e altri farmaci ad azione centrale può essere deciso dal medico curante se i tentativi precedenti non hanno dato risultati ma sono sempre di seconda scelta in questo tipo di disturbo. Infine, ma non per ultimo, un programma di riabilitazione motoria che includa esercizi per rinforzare i muscoli della schiena e per aumentare la flessibilità del rachide è quasi sempre consigliato per chi soffre di recidive. L’alta variabilità delle casistiche, tuttavia, comporta una certa difficoltà nello stilare programmi riabilitativi universali, in quanto ogni manifestazione dolorosa è a sé stante e movimenti non consoni possono portare a peggiorare l’infiammazione invece che a migliorarla.